Marianna Cadau racconta l’hotel e ristorante Edera, sponsor del Belvì Trail sin dalla prima edizione.

 

a cura di Francesca Loi

 

L'hotel si trova all'ingresso del paese (per chi arriva dal sud Sardegna), come a voler dare il benvenuto a chi arriva a Belvì...

Proprio così! Non che la posizione sia stata scelta per quello, ma è una bella immagine, dato che il nostro obiettivo è far sentire a casa i propri clienti, che io preferisco chiamare ospiti, trattandoli come parenti. Ai miei collaboratori camerieri dico spesso: Quando arriva l’ospite dovete trattarlo come se fosse il vostro zio più amato, fate di tutto perché sia felice.

 

Come descriveresti l'hotel ristorante Edera?

Familiare. È un piccolo hotel costituito da dodici camere doppie, con possibilità di aggiungere due letti, dotate di bagno, TV e riscaldamento. Nella sala i pasti vengono gustati davanti a un grande camino e l’atmosfera è rilassante e accogliente. Chi entra in ristorante dice che è come entrare nella cucina di casa. Adoro cucinare per gli ospiti e trasmettere loro l’amore per il mio lavoro.

 

Qual è il piatto forte?

Sono tanti. Non faccio mai mancare sa frègula cun prupusa, una pietanza a base di salsiccia, funghi e sughetto di capra. Il piatto tipico di Belvì sono i ravioli di patate e menta. Un’altra nostra specialità è la capra a suchitu, in umido, e tanti altri piatti da scoprire.

 

Quando hai pensato di aprire questa attività?

Hanno iniziato i miei genitori, erano emigrati e sono rientrati con un capitale da investire. Pensarono di aprire un’officina di ferro battuto, poi un negozio di abbigliamento, scarpe e una profumeria. Erano le attività che sapevano fare. Al Comune però avevano sconsigliato loro queste possibilità perché era già stata presentata una domanda per le stesse attività. Era il 1980, avevo dieci anni e ricordo perfettamente il momento in cui mio padre rientrò a casa e sbattendo i pugni sul tavolo esclamò: Faeus una pitzeria! Così nel giardino di casa, nella parte più prossima alla strada, costruirono la pizzeria e il bar. Non avevano esperienza nel settore, tutti dicevano che mio padre era matto ma loro, affidandosi a un bravo pizzaiolo, in un anno racimolarono i soldi per aprire anche il ristorante.

 

Quindi ti è venuta la passione e hai voluto continuare...

A dodici anni lavavo i piatti e osservavo con attenzione il lavoro dei cuochi in cucina, mentre mio fratello Bachisio a quattordici anni si dedicava al bar e insieme a noi c’era un fratellino che allora aveva due anni e ora non c’è più. Siamo andati avanti così, soltanto col bar, pizzeria e ristorante, fino al 1987, quando dei colleghi di Aritzo, i proprietari degli hotel Sa Muvara e Moderno, i vecchi, ci consigliarono di costruire le camere per fare l’albergo.  Ninni Paba dell’hotel Sa Muvara ci ha insegnato molto e ci ha mandato i primi clienti per cominciare l’attività. Abbiamo lavorato in regime di famiglia fino al 1993, quando mi sono sposata, da allora Bachisio si dedica esclusivamente al bar e io mi occupo del ristorante e dell’albergo.

 

Oltre la ristorazione e il pernottamento ci sono altre attività?

L’hotel ospita famiglie, scolaresche e gruppi di amici, ai quali proponiamo escursioni di trekking di varie difficoltà, escursioni in mountain bike, a cavallo o con le 4X4. In queste occasioni si può vivere la magia del nostro territorio e ammirare la bellezza del nostro paesaggio. Inoltre partecipando al pranzo che organizziamo coi pastori locali si possono scoprire le tradizioni della nostra cultura e gastronomia. 

 

Qual è la soddisfazione maggiore del tuo lavoro?

Sono tante. Una bella soddisfazione la danno gli ospiti che al momento di partire mi fanno capire che non vorrebbero più andar via da qui. Sono soddisfatta quando i nostri ospiti più affezionati tornano spesso a trovarci e quando quelli che vengono da noi per la prima volta prenotano per l’anno successivo. L’ultima soddisfazione l’ho avuta ieri a pranzo, centotrenta persone che prima di andar via mi hanno salutata calorosamente con due baci, come ci si saluta tra parenti. Allora mi dico che quando si mette passione nel proprio lavoro qualcosa di buono si riesce a fare.